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Insonnia e sogni

a cura di Enrico de Sanctis

Spesso di pensa che dormire sia un momento di riposo. Questa è un'idea comune non del tutto vera, perché l'organismo ha un'intensa attività durante il sonno. Per questa ragione molti studiosi si continuano a interrogare sul senso del sonno, che non è soltanto un dolce far niente utile al ristoro e al recupero delle energie, dato che l'attività cerebrale è assolutamente presente.

Anche i primi studiosi di psicoanalisi, primo tra tutti Freud, avevano ipotizzato che il sonno non fosse soltanto un momento positivo. Gli psicoanalisti dei primi del novecento, infatti, sostenevano che il sonno allentava le difese psichiche dell'individuo, cosa assai pericolosa per l'omeostasi organica e psicologica.
All'epoca si diceva che a causa dell'indebolimento delle difese psichiche, ciò che era stato dimenticato perché troppo doloroso e pericoloso per la coscienza, rischiava di tornare alla luce. Questa dimenticanza, tecnicamente, era consentita dal più noto tra i meccanismi di difesa: la rimozione.
I teorici della psicoanalisi, in effetti, ebbero un'idea piuttosto creativa, sviluppata intorno all'attività onirica durante il sonno: essi dissero che proprio il sogno sarebbe servito a evitare che i contenuti rimossi venissero a galla, perché il sogno camuffa e distorce il contenuto originario doloroso, rendendolo incomprensibile alla coscienza.
Il sogno era considerato una specie di rebus, indecifrabile. Si diceva, perciò, che il sogno era a servizio della rimozione e, quindi, anche a protezione del sonno: nel caso in cui, infatti, l'individuo che dorme venisse a conoscenza dei contenuti che ha rimosso, si sveglierebbe immediatamente in preda a una forte inquietudine e a uno stato d'angoscia.
Grazie agli attuali studi neroscientifici, questa idea non può più essere ritenuta valida, nonostante la sua ingegnosità.
Oggi, infatti, si tende a dire l'esatto contrario: il sogno non è a servizio dell'omeostasi dell'organismo, ma è un momento di trasformazione creativa a servizio della rigenerazione dell'esperienza psichica dell'individuo.

In che fase del sonno si sogna?
Il sonno viene suddiviso in due ampie fasi generali, la non-REM e la REM.
Introduco subito la fase REM (anche se avviene dopo la non-REM) perché è questa la fase di grande importanza endogena di cui stiamo parlando, la fase in cui si sogna, la fase in cui l'organismo chiude le porte al mondo esterno e attiva un processo endogeno cerebrale di grande valore: avviene un'attività plastica sui sistemi neurali, che consente una riorganizzazione strutturale dell'esperienza. Questo vuol dire che sono proposte nuove associazioni delle reti neurali, che evidenziano la creatività della mente. Nella fase non-REM, invece, manca questa processualità, avendo essa come sua caratteristica un fisiologico mantenimento della stabilità dell'organizzazione cerebrale.
In sintesi potremmo dire che la fase non-REM è conservativa, mentre la fase REM sembra essere trasformativa.

Se abbiamo ricordato che gli psicoanalisti dei primi del novecento avevano detto l'esatto contrario, e cioè che il sogno era il modo di placare gli animi dell'individuo che emergevano dall'assenza del controllo tipico della veglia (rimozione), è pur vero che uno psicoanalista inglese degli anni cinquanta, di nome Bion, aveva già cominciato a riflettere su ciò che le attuali neuroscienze oggi ipotizzano attraverso le loro indagini e ricerche. Sognare, secondo Bion, era un'attività massimamente creativa e chi non sogna non ha la possibilità di un cambiamento vero e proprio di sé. L'assenza del sogno può essere correlata a un deficit della plasticità cerebrale e
può verificarsi quando lo stato creativo della mente è particolarmente osteggiato, compromesso o del tutto inattivo. In un certo senso, in parole semplici, potremmo anche dire che chi non sogna ha paura di esistere.
Questo punto di vista di Bion, pur essendo particolarmente datato, esprime ciò che le attuali ricerche neuroscientifiche testimoniano: il sogno non è a servizio della rimozione, ma al contrario, lacera la staticità dell'equilibrio psicobiologico dell'individuo.

In che modo questo breve discorso sui sogni può riguardare l'insonnia? Attraverso la mia esperienza teorica, e soprattutto di ricerca clinica, ho cominciato a domandarmi se la difficoltà a dormire possa essere legata alla necessità di evitare un cambiamento, alla necessità di proteggersi e di restare legati alle proprie abitudini. Un'ulteriore ricerca molto stimolante, infatti, è l'indagine sulla correlazione tra sognare e dormire, secondo cui l'insonnia potrebbe essere causata dalla necessità di evitare il sogno.

Dott. Enrico de Sanctis
psicologo-psicoterapeuta
Via Amico da Venafro 14, 00176 Roma
Tel. 06 94363046

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